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Alzaie dei Navigli, confermato il divieto del Villoresi per ciclisti e pedoni. Ma è tutta una farsa, tra cartelli posticci e controlli impossibili

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Articolo del: 06/05/2020 08:46:48

Alzaie dei Navigli vietate al transito di ciclisti e pedoni per motivi di sicurezza: a quelli, di sempre, derivanti dal fatto che esse «sono del tutto erroneamente indicate molto di frequente come “ciclabili, e tuttavia di norma ne viene consentito l’utilizzo anche a pedoni e ciclisti», si aggiungano quelli specifici che, sempre secondo il Consorzio Villoresi, gestore dei Navigli e delle relative sponde, deriverebbero dai rischi di assembramento in un momento, all’inizo della “Fase 2” dell’emergenza sanitaria da coronavirus, che non è certo il più indicato e che al contrario prevede ancora la massima prudenza negli spostamenti e nei contatti tra le persone, per quanto attente nell’indossare i necessari dispositivi di protezione individuale. 


La parte virgolettata è contenuta nel comunicato diffuso ieri dallo stesso Consorzio gestore dei Navigli e delle loro alzaie, con il quale l’ente presieduto da Alessandro Folli ribadisce di non cedere alle richieste arrivate da più parti di consentire il transito di ciclisti e pedoni sulle strade che costeggiano i corsi d’acqua di loro competenza, per lo meno fino al 18 maggio prossimo.


Un divieto affidato a cartelli posticci affissi con il nastro adesivo sopra quelli fissi che invitano a fruire delle alzaie con prudenza quanto a velocità di percorrenza in bicicletta e ad assenza di qualunque tutela (della serie: passa pure, ma se ti succede qualcosa sono tutti fatti tuoi…). 


Il risultato è quello di sempre:  questa mattina, mercoledì 6 maggio, prima delle 8, nel tratto dell’alzaia Naviglio di Bereguardo accanto alla recinzione della “nuova Mivar”, il viavai di ciclisti e pedoni era già cominciato. 


Controlli zero (il Consorzio non è in grado di esercitarli e le Polizie locali non ci pensano neanche, oltretutto non avendo strumenti idonei dal punto di vista normativo, perché il regolamento del Consorzio non costituisce norma applicabile se non da personale del medesimo).


Oltretutto, proprio in quel tratto, del cartello posticcio che indicherebbe il divieto ai sensi dell’ordinanza consortile del 20 marzo scorso è rimasta soltanto la busta di plastica che lo conteneva. Dunque, formalmente, chi passa a piedi o in bicicletta avrebbe pure ragione di sostenere che, mancando una segnaletica chiara ed esaustiva, è nel pieno diritto di muoversi come d’abitudine, attenendosi solo ai limiti di velocità ed assumendosi la responsabilità in caso di incidenti o infortuni.


Marco Aziani (“Ordine e Libertà”) - servizio sull’edizione da venerdì 8 maggio nelle edicole



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